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Interferenti Endocrini

 

La comunità scientifica è concorde nel considerare gli interferenti endocrini (ED, endocrin disruptor) come una reale minaccia per la salute dell’uomo in quanto si tratta di sostanze in grado di alterare le numerose funzioni che nell’organismo sono finemente regolate dal sistema endocrino attraverso la sintesi, il rilascio e l’azione di ormoni. In particolare, la presenza di queste sostanze nei fluidi biologici come il sangue, il liquido seminale e il fluido follicolare desta molta preoccupazione circa il loro possibile effetto sulla fertilità.

L’azione degli ED sulla salute dell’uomo è tessuto-specifica e dipende dalle caratteristiche chimico-fisiche di queste sostanze. Gli interferenti endocrini sono capaci di agire sulle funzioni svolte dal sistema endocrino perché strutturalmente simili agli ormoni prodotti dall’organismo o perché capaci di bloccarne la sintesi o il rilascio.

Alcuni interferenti endocrini possono inoltre persistere nell’ambiente in quanto non sono biodegradabili e il loro effetto sulla salute dell’uomo è principalmente determinato dalla condizione di bioaccumulo che si determina nell’organismo esposto. Il DTT (ditiotreitolo) e i PCB (policlorobifenili), ad esempio, il cui utilizzo è stato vietato decenni fa a causa del loro effetto dannoso, sono ancora presenti nel sangue della popolazione esposta. Altre sostanze, invece, sono meno persistenti nell’ambiente ma agiscono da interferenti endocrini in seguito a una esposizione costante, ripetuta e prolungata nel tempo.

Gli interferenti endocrini sono sostanze ampiamente diffuse. Possono essere rilasciati nell’ambiente dalle industrie chimiche (PBC, diossina, benzene), dall’agricoltura (erbicidi e pesticidi) e sono presenti in numerosi prodotti per la cura della persona e nei giocattoli come gli ftalati, il BPA (bisfenolo A) e i parabeni.

Ad esempio, in una recente indagine si è concluso che l’“utilizzo di alcuni prodotti cosmetici e per la cura della persona potrebbe essere correlato a una maggiore probabilità di sviluppare endometriosi” per la presenza in questi prodotti di interferenti endocrini, sostanze chimiche in grado di mimare o bloccare l’azione degli ormoni.

 

In un totale di 124 donne degli ospedali pubblici della città di Granada, i ricercatori dell’Università di Granada e dell’Ospedale Clínico San Cecilio hanno quantificato i livelli interni di parabeni e benzofenoni, interferenti endocrini frequentemente utilizzati nella produzione di cosmetici e prodotti per la cura personale e ha raccolto informazioni sull’uso di cosmetici e prodotti per la cura personale da ciascuno dei partecipanti allo studio. D’altronde dati già pubblicati dalla FIE che potete trovare sul sito www.endometriosi.it.

 

risultati ottenuti, pubblicato sulla rivista Ricerca Ambientale, ha mostrato una chiara associazione tra un maggiore utilizzo di vari tipi di cosmetici come maschere per il viso, rossetti, creme per il viso, smalti per unghie, coloranti, creme, lacche e schiume, con livelli interni più elevati di parabeni e benzofenoni e, inoltre, secondo il ricercatori, è stato osservato che “i livelli interni di alcuni di questi interferenti endocrini erano correlati al rischio di endometriosi”.

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