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Tutela del nascituro 12/06/2003 ROMA – Con 268 sì e 157 no, alla fine di una votazione appassionata e tesa, la Camera ha approvato il primo articolo della discussa legge sulla procreazione assistita. C’è voluto un giorno intero per riconoscere la tutela di tutti i soggetti coinvolti nella fecondazione artificiale, «compreso il nascituro». E per dare il via libera alle tecniche «qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità». Ma il ricorso alla fecondazione artificiale non rientrerà tra le prestazioni del Sistema sanitario nazionale: verrà però creato un fondo nazionale. Il centrosinistra accusa la maggioranza di voler smantellare la sanità pubblica per favorire i privati.
Aborto – Il diritto all’aborto non sarà toccato: maggioranza e opposizione hanno trovato un punto d’incontro sulla formulazione di alcuni articoli che riguardano l’impianto degli embrioni e i diritti del concepito. Passaggi contestati dalla minoranza (ma anche da alcuni esponenti del centrodestra, tra cui Alessandra Mussolini di An), che temeva un tentativo di «aggirare» la 194.
Eterologa – Sono 36 anni che il Parlamento prova a definire un insieme di norme sulla procreazione assistita. Il tema è delicatissimo e ha in sé forti implicazioni etiche, culturali e religiose. La battaglia, annunciata da mesi, ha trovato un Parlamento diviso secondo la coscienza dei singoli, e non secondo gli schieramenti: laici da una parte, cattolici dall’altra, pronti a scontrarsi ancora sulla «fecondazione eterologa» (con il seme o l’ovulo non della coppia) e sul destino degli embrioni che non vengono impiantati nell’utero della donna.
Embrioni – Il primo colpo di scena arriva da Rifondazione. Graziella Mascia mostra in aula due provette di vetro. Dentro, dice l’onorevole, ci sono embrioni umani: «Alle 9 siamo andate all’anagrafe e ne abbiamo registrati 50. Il funzionario è rimasto interdetto e dopo un po’ siamo state allontanate dalla polizia». Nelle fialette nessun embrione, ma solo dei palloncini rossi.
Obiettivo: «Provocare una discussione per dimostrare come questa legge non ha ragione di esistere».
Voto Segreto– In aula i partiti annunciano libertà di voto. «Le identità personali devono poter prevalere sulle appartenenze parlamentari», dice Luciano Violante a nome dei Ds. «Ciascuno si può legittimamente discostare dalle indicazioni del rappresentante al tavolo dei relatori», chiarisce il capogruppo di Forza Italia, Elio Vito. E Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita: «Diamo per scontate risposte diverse, rispettiamole tutte». Per alcuni articoli, che corrispondono ai passaggi più delicati della legge, viene richiesto il voto segreto.
Fondo Speciale – La fecondazione assistita non sarà passata gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Ma verrà istituito un Fondo speciale per favorire l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da distribuire alle Regioni: 6,8 milioni di euro per il primo anno. Per il centrosinistra è una «discriminazione basata sulla ricchezza». «Far pesare per intero la spesa delle tecniche di procreazione assistita sul sistema sanitario pubblico – ha spiegato il sottosegretario all?Economia Peppino Vegas – significherebbe andare allo scasso completo della spesa sanitaria, già in grave crisi per colpa dei governi precedenti. E’ vero che la quantificazione prevista dal governo è modesta, ma almeno si può consentire l?avvio di una legge davvero innovativa».
In piazza – Discussione in aula, tensione fuori. Di fronte a Montecitorio si sono fronteggiati i rappresentanti del Movimento per la vita e un «cartello» di donne di vari movimenti di sinistra, contrarie alla legge voluta dal centrodestra: Arcidonna, Cgil, Disobbedienti.

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