Il dolore pelvico da endometriosi
Il dolore pelvico persistente è un importantissimo aspetto della endometriosi che determina gravi sofferenze ed ostacoli a poter svolgere una normale vita lavorativa, affettiva e di relazione.

Su questo importante aspetto il Centro Italiano Endometriosi presta particolare attenzione ed è impegnato nella ricerca scientifica e farmacologica al fine di poter ottenere migliori risultati in quei casi in cui permane, dopo i convenzionali trattamenti, una quota di dolore pelvico. Il Centro perciò offre ai pazienti tutte le metodiche oggi possibili per poter curare tale sintomo certamente invalidante.

La qualità di vita delle pazienti con endometriosi è severamente compromessa.

Non solo il dolore fisico è insopportabile ma anche il dolore psicologico lo è altrettanto.

Con l’endometriosi si hanno dolori al basso ventre, dolori mestruali, nausea e vomito e molte donne non riescono ad avere figli. E’ per questo che la terapia del dolore per l’endometriosi viene cercata da milioni di donne in tutto il mondo.

L’endometriosi è una condizione patologica fortemente invalidante che colpisce quasi esclusivamente le donne in età fertile. I due principali risvolti clinici sono il dolore pelvico e la sterilità. L’obiettivo del trattamento dell’endometriosi è la rimozione di tutti i focolai di endometrio ectopico, ottenibile solo chirurgicamente. La terapia medica dell’endometriosi è esclusivamente sintomatica e non curativa e alla sua sospensione la malattia riprende di regola il decorso. Tutti i farmaci utilizzabili per il trattamento del dolore pelvico da endometriosi presentano uguale efficacia terapeutica, inoltre sono gravati da significativi effetti collaterali che ne impediscono un impiego prolungato.

Il dolore è un sintomo soggettivo complesso, spesso estremamente difficile da definire e da quantificare. La IASP ( International Association for the Study of Pain ) definisce il dolore in quanto “sensazione ed esperienza emotiva sgradevole in risposta ad una lesione tessutale, reale o potenziale, o descritta in questi termini”. Dunque, secondo la IASP, il dolore è un importante “campanello d’allarme”, che mette in guardia l’organismo da un danno “reale o potenziale”. Tuttavia esistono delle situazioni in cui il dolore perde la sua funzione protettiva e si trasforma da fisiologico in patologico, vale a dire diviene esso stesso malattia. Per il fatto della sua persistenza un dolore, che inizialmente è un semplice sintomo (dolore in quanto segnale d’allarme), può modificarsi e divenire una vera sindrome (dolore – malattia). Un dolore che dura da più di 3 – 6 mesi in modo continuativo ed in grado d’influenzare negativamente la vita del paziente è un dolore cronico ed in quanto tale patologico.

Lo stimolo doloroso può essere di differente natura (meccanico, termico, infiammatorio), in ogni caso attiva delle terminazioni nervose (i nocicettori) presenti nei tessuti, i quali sono in grado di trasformare (trasduzione) lo stimolo doloroso in un impulso elettrico (potenziale d’azione). Questo viene trasmesso al midollo spinale e da qui al cervello. Esistono due principali vie di trasmissione: una via rapida (fascio Neospinotalamico) ed una via lenta, costituita dal fascio Paleospinotalamico e da altre due vie ascendenti (fascio Spino-reticolare e Spino-mesencefalico). Durante il suo “viaggio” l’impulso nocicettivo attiva diverse aree cerebrali, alcune di queste hanno la funzione di diminuire l’intensità percepita del dolore. Il sistema nervoso centrale è infatti dotato di un sistema endogeno, che libera delle sostanze (Endorfine) ad azione analgesica. Dunque in condizioni fisiologiche il dolore è in grado di autolimitarsi. Al contrario se la stimolazione nocicettiva perdura nel tempo (dolore cronico), si creano delle modificazioni nei circuiti nervosi descritti, in grado di contribuire alla cronicizzazione del dolore stesso e persino ad un aumento della sua intensità. Può accadere che uno stimolo non percepito, in condizione di normalità, come doloroso, lo divenga (Allodinia), o che uno stimolo poco doloroso venga percepito in modo molto più intenso (Iperalgesia).

Il dolore pelvico da endometriosi è inizialmente causato dall’impianto di focolai di endometriosi in corrispondenza di terminazioni nervose del nervo pudendo. La stimolazione protratta nel tempo innesca i meccanismi fisiopatologici descritti, che determinano la sua cronicizzazione. Nei focolai di endometriosi asportati chirurgicamente è stata riscontrata la presenza di fibre nervose neo-formate, le quali vengono generate dalla liberazione di mediatori umorali, come il NGF, che stimolano la neurogenesi, e determinano un’esacerbazione della sintomatologia dolorosa.

La complessità del dolore pelvico da endometriosi spiega il perché dell’inefficacia clinica che a volte si riscontra dei comuni farmaci analgesici.

Il trattamento del dolore pelvico da endometriosi deve essere necessariamente multidisciplinare. La rimozione chirurgica dei focolai di endometriosi ha un ruolo determinante per la risoluzione della sintomatologia algica, in quanto elimina la causa stessa del dolore. Tuttavia in alcuni casi l’intervento chirurgico da solo non è sufficiente e diviene necessario un trattamento farmacologico mirato. Questo deve essere pianificato dopo un accurata visita specialistica algologica, che prenda in esame la sintomatologia associata, l’intensità del dolore, la sua localizzazione ed il suo andamento nel tempo.

Il trattamento deve essere personalizzato con spesso associazioni di farmaci a basso dosaggio combinati tra loro in rapporto ai loro eventuali effeti collaterali che variano da paziente a paziente ed in base al dosaggio dei singoli farmaci, per questo è indispensabile affidarsi a centri specializzati per la malattia dove operano specialisti che hanno una vasta casistica ed sperienza in tale tematica.

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